La tempesta Serra, politica e magia…

Calino Ciobotari

Dopo Romeo Castellucci con i suoi Fratelliun altro grande regista europeo arriva sul palcoscenico del Teatro Nazionale di Timișoara, nell’ambito del programma Anotimpurile FEST-FDR: Alessandro Serra, il celebre fondatore di ComCompagnia Teatronessuno. Va detto fin dall’inizio che sil suo petacolo addosso Tempesta lo shakespeariano ha quegli attributi che distinguono le grandi creazioni da quelle ordinarie, il teatro come arte del teatro come intrattenimento, e l’opera d’autore pressata dall’opera che fluttua anonima, nascosta dietro la creazione collettiva.

Due direzioni principali tagliano la lettura del regista del testo classico: la politica, intesa come ossessiva volontà di potenza, manifestata ovunque e in qualsiasi momento dall’essere umano; magia, tradotta da Serra in linguaggio teatrale e sovrapposta al teatro stesso. Tra politica e magia, Tempesta passa sempre da tempeste interiori causate da impulsi di potere a tempeste teatralmente costruite in cui la magia è invitata ad aprire mondi di tutte le possibilità. Segno del limite umano, la tempesta è anche segno dell’immaginazione illimitata. È una chiave di lettura estremamente feconda perché ci permette di rivisitare il testo del patrimonio da prospettive interpretative che lo aprono, lo rendono familiare e ci includono, gli spettatori, nello scenario shakespeariano.

Prospero è tutt’altro che innocente. Il regista non esita a sottolineare sfumature dittatoriali comportamento specifico colon. Il diseredato, nella sua nativa Italia, pratica la stessa forma di usurpazione nei confronti di Calibano, metafora di un popolo locale risveglio privato diritti e libertà di cui godeva fino a poco tempo fa. Nello spazio appena conquistato, onnipotente e dispotico, il profilo di Prospero porta spesso i segni riconoscibili della tirannia, ma Serra non lascia mai questa chiave di lettura del personaggio in questione, ma lo mette in prospettiva spostandolo abilmente sul piano teatrale. Così la dittatura di Prospero diventa la dittatura del regista che sistema il “palcoscenico”, costruisce un “mondo” e lo governa con mano ferma., assistito da assistenti di scena come Ariel o Caliban. Perfettamente legittimata, poeticamente e razionalmente argomentata, la dialettica politico-magica dona nuovi strati di significato a un personaggio, Prospero, che pensavo fosse definitivamente risolto. Ma Serra va ancora oltre. In una delle scene finali, Prospero si rivolge a noi, chiedendoci di liberarlo dai legami spettacolari della magia scenica. Serra ora sposta la responsabilità su un nuovo dittatore: lo spettatore. In relazione allo spettatore, Prospero diventa un Ariel a nostra disposizione – un’inversione emotiva che richiede l’auto-riflessione da parte del pubblico. Lo stesso Serra diventa Prospero. Basta dare un’occhiata al team creativo dello spettacolo per vedere il “dispotismo” di un regista che firma, oltre alla messa in scena, la traduzione, l’adattamento, l’arredamento, i costumi, l’universo sonoro e luci.

La semplicità di installazione di Serra è accattivante. Il regista sgombera lo spazio da elementi superflui, riducendosi a una modesta scena nella scena, in sostanza un’essenzializzazione dell’idea di teatro attraverso ricorso a questa “tavola” su cui uno o più uomini costruiscono mondi. Il legno, come materiale scenografico dominante, evoca la vegetazione dell’isola di Prospero, ma contribuisce anche a un tema secondario dell’effimeroops, deperibile. Presto della performance si pone sotto il segno di un’immagine viva di grande forza: una tela-tenda che si trasforma, davanti ai nostri occhi, in una nave poi in onde terrificanti sotto le quali, in una coreografia volatile, vediamo Ariel, un personaggio femminilizzato il cui abiti bianchi ne faranno un principio del vitale, della luce, in apparente opposizione a Calibano, interpretato da un attore nerometafora umana della terra, della materia. Un Calibano che avrà i suoi momenti di dignità e gloria scenica, di identità culturale (uno strano momento di danza tribale) che contrappone alla cultura colonizzatrice. Inoltre, Serra non insiste sulla scena dell’ubriachezza; ha bisogno di un Calibano lucido, le cui sofferenze non dovrebbero tanto divertirci quanto farci riflettere. Questo iniziocon tela e legno, in giochi di luce di stupefacente complessità,annuncia i toni generali di uno Shakespeare da camera, suonato in piccoli spazi, con delicati riferimenti a un universo teatralmente assunto (costumi da operetta, parrucche, numeri da clown, drammatizzazioni di comportamenti scenici, ecc.)ma anche con tensioni che ci ricordano sempre che questa storia è anche quella del potere, della presa del potere ed esercizio fisico POTERE.I suoni della natura sono costantemente raddoppiati dai suoni accuratamente scelti del teatro stessonella sula diventa, una ad una, un’isola interna di alcuni ma ciò che attende i loro compagni che cercano di reprimerli, ma anche l’insularità teatrale circondata dalle acque della realtà, spazio per fuggire e deviare ciò che è concreto.

A volte, per lo spettatore rumeno che non conosce la lingua italiana, colpiscono anche le ironie locali del regista. Alla fine, Serra non può restare indifferente al fatto che sta recitando una pièce inglese con attori italiani che mette l’azione nelle mani di… Italiani. È così che Prospero e Ariel ne hanno unoaccesi dibattiti verbali che recupera esperienze linguistiche appassionate di una latinità così estranea alla lingua inglese. Un’altra sequenza ironicae IL in cui Calibano pronuncia i suoi versi nella lingua di Shakespeare, aprendo così una “porta” all’atmosfera indotta dalla lingua italiana.

Tempesta ad Alessandro Serra rimane UN “spettacolo del regista”. La recitazione degli attori, le loro personalità raramente risaltano. Anche nello slapstick di Trinculo e Stefano, tutto sembra essere subordinato a un quadro prestabilito. Subordinati al regista, gli attori di Serra capelli Calibani che lavorano duramente nei regni della magia registi.

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale/ Teatro di Roma – Teatro Nazionale/ ERT – Teatro Nazionale/ Sardegna Teatro, Festival D Avignon/ MA Scène Nationale – Pays de Montebéliard in collaborazione con Fondazione/ Teatre Reggio Emilia, Compagnia Teatropersona – Tempesta, di W.Shakespeare, traduzione e adattamento in italiano di Alessandro Serra, regia, scenografia, luci, costumi, sonoro di Alessandro Serra. Con: Fabio Barone, Andrea Castellano, Vincenzo del Prete, Massimiliano Donato, Paolo Madonna, Jared McNeill, Chiara Michelini, Maria Irene Minelli, Valerio Pietrovita, Massimiliano Poli, Marco Sgroso, Bruno Stori. Spettacolo visto il 3 maggio 2023, nell’ambito del FEST-FDR des Antiquités, Teatro Nazionale di Timișoara

Mirella Giovinco

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