La pandemia ha portato l’aspettativa di vita dopo i 65 anni in Romania al di sotto del livello del 2000, secondo i dati pubblicati da Eurostat. Da un picco di 16,9 anni nel 2019, è sceso a 15,7 anni nel 2020 e ad appena 14,6 anni nel 2021. La perdita di 2,3 anni rappresenta circa un settimo del tempo che resta da vivere oltre la normale età pensionabile e ha portato a un collocamento al di sotto i 14,8 anni registrati nel 2000.
Secondo il sesso, la situazione è ancora grave per gli uomini, nei quali la diminuzione è passata da 14,9 anni a 12,5 anni, valore mai visto solo quattro decenni fa, precisamente nel 1980. La perdita è stata di 2, 2 anni nel caso delle donne, da 18,6 anni nel 2019 a 16,4 anni nel 2021 e il risultato rimane migliore rispetto al 2010, con un’aspettativa di vita superiore di oltre il 30% rispetto a quella del segmento maschile.
Al di là dei dati demografici, la questione è di grande rilevanza per il sistema previdenziale, dal punto di vista della durata della retribuzione spettante ai pensionati dall’attività, in particolare attraverso la differenziazione sempre più marcata e inversa rispetto all’età legale di pensionamento tra donne e uomini.
Dal punto di vista del posizionamento in un contesto europeo, va notato che la Romania è rimasta nella penultima posizione di aspettativa di vita a tre anni, leggermente superiore a quella della Bulgaria (13,6 anni), che ha perso anche la maggior parte degli anni (2,7 anni). anni), un dato che la dice lunga sullo stato di salute generale della popolazione e sulle performance del sistema sanitario.
Meglio di noi, in quanto previsto per passare dal tenore di vita a una vita più lunga, Slovacchia (15,4 anni, ma con una perdita maggiore di noi, 2,5 anni), Ungheria (rispettivamente 15,5 anni e -1,4 anni), Lituania ( 15,6 anni) e Lettonia (16,1 anni), due paesi baltici con cali di 1,8 anni.
Completano il quadro la Croazia (16,3 anni, rispettivamente -1,6 anni), la Polonia (16,4 anni, rispettivamente -2,1 anni), la Repubblica Ceca (16,7 anni, rispettivamente -1,7 anni) e l’Estonia (17,5 anni, rispettivamente -1,5 anni). l’ex blocco orientale, che è andato “sotto il cofano” all’interno dell’UE. I dati confermano la difficoltà di modificare sostanzialmente le condizioni e la durata della vita da una prospettiva storica, nonché la resilienza a un grave shock di tipo pandemico.
Al polo opposto Spagna e Francia, con un identico calo di soli 0,6 anni, passando dai 22 anni del 2019 ai 21,4 anni del 2021, mentre la Svezia ha preso il posto dell’Italia sul podio, dopo essersi classificata (risultato notevole nel dato condizioni e contro le misure adottate) al valore di 20,9 anni, mentre le peninsulari hanno perso 0,8 anni e sono scese a “soli” 20,6 anni.
Da notare anche l’evoluzione del Portogallo, passato da 20,6 anni nel 2019 a 19,8 anni nel 2020 ma salito a 20,3 anni nel 2021. la pandemia. Tuttavia, il “bonus” offerto dal gene latino non si trova nemmeno a livello regionale, anche se ci ha salvato dall’ultima posizione.
Dan Palangean

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