La nipote di un’infermiera ucraina in Italia è annegata in un lago. Mariia aveva solo 7 anni


Mariia Markovetska, una ragazza di nazionalità ucraina, di soli 7 anni, è annegata nel pomeriggio di mercoledì 27 luglio, nelle acque del lago Santa Maria, in un’area appositamente attrezzata per la balneazione, situata nel comune di Revine Lago (Treviso). A seguito della tragedia, la Procura di Treviso ha aperto un fascicolo istruttorio in cui i reati di omicidio colposo e mancata sorveglianza non hanno, per il momento, sospetti, precisa. Corriere del Veneto.

La piccola era in viaggio con Grest, il gruppo estivo dell’oratorio del Collegio San Giuseppe di Vittorio Veneto (Treviso). I bagnini hanno lanciato l’allarme non appena si sono accorti che la ragazza non era più nel gruppo, e quando i bagnini l’hanno tirata fuori dall’acqua, non c’era più niente da fare. La bambina viveva nel quartiere Ceneda della città di Vittorio Veneto, con la nonna Ivanna e la madre Antonina.

La ragazza e la madre sono state ospiti del Collegio San Giuseppe con status di rifugiate, fuggite dall’invasione russa dell’Ucraina da fine febbraio, unendosi alla nonna della ragazza che ha vissuto più a lungo in Italia e lavora a Vittorio Veneto come bambinaia.

Il film della tragedia

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Mariia, insieme ad un gruppo di altri 50 bambini, era arrivata in riva al lago per una giornata di divertimento e relax. Dopo le attività specifiche svolte durante la mattinata, gli organizzatori del viaggio hanno diviso i bambini in gruppi per permettere loro di rinfrescarsi nel lago sotto la supervisione visiva. Ma la sorveglianza non è stata ben eseguita, quindi nessuno si è accorto della scomparsa della bambina.

L’allerta al 118 è stata data intorno alle 15:50, ma gli organizzatori del gruppo estivo la cercavano già da almeno mezz’ora. La bambina è stata ritrovata, inaspettatamente, da una coppia di turisti belgi. I due uomini stavano camminando a piedi nudi nell’acqua poco profonda vicino alla riva, quando avrebbero preso a calci il corpo del bambino che giaceva sul fondo del lago.

Un vigile del fuoco di 42 anni, Giacomo Chiaramonte, si è tuffato e ha portato il bambino a riva. Quando il corpo del bambino è stato ritrovato, era già troppo tardi. Il massaggio cardiaco tentato dal vigile del fuoco che era presente con la sua famiglia e l’intervento di un’infermiera purtroppo non sono riusciti a salvargli la vita.

“Stavo passeggiando qui in riva al lago e ho notato una coppia che prendeva a calci un cadavere”, ha detto Chiaramonte al microfono della stazione di Antenna Tre Nordest.

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“L’immagine che ho è di un costume da bagno rosso fluttuante e quando l’ho visto mi sono subito tuffato, l’ho raccolto e l’ho riportato a riva, cercando continuamente di farla rivivere. L’ho massaggiata per un quarto d’ora, Non so per quanto tempo, con tutte le mie forze, sono venuti anche l’infermiera e il titolare del bar, poi è arrivato l’elisoccorso, il 118 e abbiamo lasciato tutto nelle loro mani”, ha aggiunto il pompiere.

Il personale medico di Suem 118, arrivato in elicottero, ha tentato per quasi un’ora di rianimarla, ma ogni tentativo si è rivelato inutile. La salma è stata trasportata all’obitorio di Vittorio Veneto, dove è stata eseguita l’autopsia per fugare i dubbi residui sulla causa della morte della ragazza.

Finora nessuno è nell’elenco dei sospetti, ma è solo questione di giorni prima che il tragico evento venga ricostruito esattamente. Gli inquirenti hanno già interrogato gli organizzatori del viaggio e altri testimoni presenti sul posto. Non sarà difficile trovare qualcuno responsabile della morte della bambina.

Molti genitori non lasciano più i propri figli a Grest

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Il giorno successivo, giovedì 28 luglio, nel campus del Collegio San Giuseppe, l’attività è ripresa, ma solo con una quarantina di ragazzi che ora frequentano il Grest e che hanno assistito alla morte della piccola Mariia. Molti genitori non volevano più lasciare i propri figli a Grest.

In mattinata un’équipe di psicologi è venuta in aiuto degli organizzatori del viaggio, sconvolta per quanto accaduto, mentre nel pomeriggio è stata la volta dei bambini. Sempre giovedì l’assessore agli Affari Sociali di Vittorio Veneto Antonella Caldart ha visitato il Collegio San Giuseppe, che ha portato il messaggio di cordoglio del sindaco Antonio Miatto.

“È un periodo terribile”, ha detto suor Magdalena, una delle suore incaricate delle attività estive del college. “E’ un fatto che ha profondamente sorpreso tutti i presenti”, ha commentato il vescovo della diocesi di Vittorio Veneto, Mons. Corrado Pizziolo.

Giovedì ha anche visitato il campus per essere “vicino a coloro che sono stati colpiti da questa tragedia, alla famiglia e alla nonna e in un certo senso all’intera comunità ucraina e a coloro che sono stati coinvolti in questa triste storia, ovvero coloro che hanno organizzato questo viaggio”.

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