Due giovani italiane si sono scambiate alla nascita 33 anni fa. Remunerazione di oltre un milione di euro


Antonella e Lorena, due giovani donne di 33 anni che hanno scoperto di essere state scambiate subito dopo il parto all’ospedale di Canosa (Puglia), saranno risarcite dalla Regione Puglia per un importo complessivo di un milione di euro. a seguito della sentenza pronunciata dal Tribunale Civile di Trani lunedì 19 settembre. Questa storia incredibile è degna di una sceneggiatura di una soap opera di successo.

Era il 22 giugno 1989 quando due donne avevano appena partorito due bambine all’ospedale di Canosa. Solo che, subito dopo la nascita, le bambine venivano gettate nelle culle e ciascuna madre riceveva praticamente il figlio dell’altra.

Una delle mamme, Caterina, pensava di aver partorito la bambina di nome Lorena e invece era la madre di Antonella e ora dovrà essere risarcita con 215mila euro, proprio come suo marito. La somma di 81.000 euro andrà invece all’altro figlio, “perché non ha potuto vivere appieno il rapporto familiare (con la sua vera sorella no)”.

Nel caso della seconda nipote, Antonella, la Regione le pagherà circa mezzo milione di euro, anche se nessuna somma potrà ristabilire i suoi anni perduti. Secondo la ricostruzione dei fatti riportata dal quotidiano”La Repubblica“, sua madre l’avrebbe abbandonata quando era piccola e suo padre l’avrebbe maltrattata, al punto che è stata prima ricoverata in orfanotrofio e poi abbandonata in adozione, nel 2008, ad una famiglia di Foggia (Puglia). ) .

Dal canto suo, Lorena ha avuto anche un rapporto difficile ma meno drammatico con i suoi genitori.

La scoperta della loro vera identità è avvenuta per caso nel 2012, quando hanno guardato le loro foto su Facebook e hanno notato somiglianze che non avevano alcun legame familiare.

A confermare i sospetti, l’anno successivo uscì il risultato del test del Dna, dal quale si scoprì che Antonella è figlia di Caterina e Lorena di Loreta. Da questa prima prova dell’errore dell’ospedale, qualche anno dopo, sono nate due richieste di risarcimento per la Regione, attraverso querele intentate nei tribunali di Bari e Trani.

La seconda prova è stata addotta da Antonella e dai suoi veri genitori nei confronti della Regione e dell’Asl di Bari che, però, non sono state ritenute legittime a riparare il danno. L’unico colpevole, alla fine, sarebbe la Regione Puglia, visto che l’ospedale di Canosa dove è avvenuto lo scambio era sotto la sua direzione.

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Lo scambio tra le ragazze sarebbe avvenuto subito dopo la nascita, quando sono state portate nella stanza del neonato dove nessuna delle due avrebbe ricevuto un braccialetto identificativo. In questo modo le madri non avevano modo di accorgersi dell’errore.

Secondo la sentenza del giudice, il personale ospedaliero ha l’obbligo di operare in modo che il parto e le successive cure avvengano senza danno, ma anche di “consegnare” alla madre il neonato che ha messo al mondo. Questa colpa dell’establishment medico avrebbe causato danni enormi a tutti gli interessati.

La Regione ha anche tentato l’opzione della prescrizione, sostenendo che i presunti danni dovrebbero essere calcolati dal momento della nascita. Ma secondo il tribunale il danno viene preso in considerazione solo per 10 anni, perché i protagonisti della vicenda erano a conoscenza dello scambio dal 2012, che elimina ogni forma di prescrizione. La Regione valuterà se ricorrere in appello.

La storia di Antonella e Lorena ricorda quanto accadde il capodanno del 1998 a Mazara del Vallo (Sicilia) quando si scambiarono due bambine nate lo stesso giorno, alla stessa ora e nello stesso ospedale.

Dopo tre anni e dopo i primi dubbi accompagnati da confronti, test del DNA e avvocati, magistrati e psicologi, tutti cercavano di risolvere il dilemma: tenere il figlio maggiorenne o scambiare figlie tra famiglie?

Alla fine ha trionfato la legge del cuore: le bambine non dovranno subire l’abbandono degli altri, ma avranno due madri, due padri e cresceranno insieme, come sorelle.

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Selene Blasi

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